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Stefano
Galli*
Per
la seconda volta nella nostra storia, noi militanti
della Lega Nord scenderemo a Roma a manifestare.
Ricordo bene quando il 5
dicembre 1999 sfilammo per le vie di Roma accolti
dalla curiosità dei capitolini. Il corteo
“romano” del ‘99 fu una delle più belle
manifestazioni del nostro Movimento ed ebbe
conseguenze politiche fortissime: riportò
la Lega
a fare da baricentro della politica italiana e pose
le basi per la creazione della Casa delle Libertà e
la sua vittoria alle successive elezioni. Di più:
obbligò il centrosinistra a mettere mano alle
riforme e a modificare il Titolo V della
Costituzione.
Sono passati sette anni ma
sono molte le analogie con quel periodo. Oggi
come allora è in atto una guerra feroce contro il
Nord e dunque torniamo nella capitale a far sentire
le nostre ragioni. A Roma, e non ce ne
vogliano i nostri alleati, ci andiamo senza
tricolori ma con il sole delle alpi e le millenarie
bandiere dei nostri popoli padani, che giustamente
reclamano libertà e autonomia. I cittadini del Nord
sono le prime vittime della finanziaria del Governo
e non è difficile spiegarne i motivi. Si tratta
infatti di una manovra che si può definire
“del bastone e della carota”, anche se occorre
ben specificare: il bastone è per coloro che non
hanno votato Prodi e la carota è invece per le
categorie e per le zone geografiche che hanno
contribuito alla sua elezione a capo del governo. La
finanziaria taglia i trasferimenti alle Regioni e
agli Enti locali e inasprisce nel
contempo la pressione fiscale, ma le risorse
che in questo modo saranno messe a disposizione non
verranno utilizzate per far “ripartire” il
Paese, come promesso negli slogan elettorali.
Dei 35 miliardi di euro
della manovra, quasi 19 miliardi se ne andranno in
nuova spesa pubblica, destinati a finanziare un
ulteriore appesantimento dell’apparato statale e
del clientelismo di marca sudista. Verranno
assunti a tempo indeterminato circa 180 mila
dipendenti pubblici, la maggior parte dei quali
nella Pubblica Istruzione, che potrà contare su 150
mila docenti in più oltre a 20 mila cosiddetti
“ATA” (personale amministrativo, tecnico e
ausiliario).
La concezione statalista del provvedimento è
rilevabile anche nella creazione di una nuova
generazione di strumenti dirigistici d’intervento
pubblico: la finanziaria introduce ben 30 nuovi
fondi ministeriali, tra cui “il fondo per
l’inserimento sociale degli immigrati”, il fondo
per “la promozione delle fiere agroenergetiche”
e via seguendo, in barba a ogni principio di sussidiarietà
e di federalismo. Non mancano nella manovra forti
sgravi fiscali e contributivi per il Mezzogiorno e
il ritorno del “credito d’imposta” per tutte
le imprese del Sud che assumano
nuovi dipendenti o eseguano investimenti.
Al Nord e ai Lombardi, che sono i più tartassati e
penalizzati, restano solo gli occhi per piangere e
le visite del ministro Di Pietro, che senza giri di
parole ma in piena malafede, viene a dirci
che sono finiti i soldi, che opere già programmate
da tempo resteranno solo sulla carta a causa della
mancanza di fondi.
Siamo di fronte a un
rigurgito di centralismo che rischia di far collassare
economicamente le nostre regioni e le nostre
imprese, che senza la realizzazione di
infrastrutture già previste, non saranno più in
grado di essere competitive.
Anche per questo
sfileremo a Roma, per ottenere ciò che ci spetta.
La partita più importante resta quella del
federalismo, delle riforme, del compimento del
percorso che abbiamo già iniziato in Regione
Lombardia e che deve portare all’attuazione
dell’articolo 116 della Costituzione, ovvero
alla realizzazione della più ampia autonomia
regionale, che gli attuali strumenti legislativi ci
consentono. La via più breve per arrivare al
federalismo è quella offerta
dal titolo V della Costituzione, che espressamente
prevede la possibilità per le Regioni di negoziare
con lo Stato forme e condizioni particolari di
autonomia sul piano amministrativo, fiscale e
legislativo. Il primo passaggio deve consistere
nell’ottenimento di maggiori competenze, ma a
questo deve immediatamente fare seguito una riforma
fiscale di tipo federalista. Solo con
l’introduzione del federalismo fiscale avremo un
sistema veramente autonomo, responsabile ed
efficace. L’efficacia trova fondamento nel
principio della correlazione tra prelievo e
servizio: le entrate devono costituire una sorta di
prezzo per i servizi concessi. Non solo questo potrà
favorire una maggior trasparenza, ma consentirà di
rendere psicologicamente meno oneroso l’esborso di
denaro essendone chiaramente espressa la finalizzazione.
Da Roma cercano invece di far passare l’idea che
il federalismo fiscale sia
doppia tassazione: centrale e locale. Un chiaro
esempio negativo è dato dalla Finanziaria 2007 che deresponsabilizza
l’Amministrazione centrale rimandando alle
addizionali da applicarsi in sede regionale e
locale. Tasse su tasse !
E’ sempre più evidente la necessità di
liberarci dal giogo centralista,
che soffoca le nostre aspirazioni. Occorre però una
forte azione politica a sostegno della volontà
autonomista dei nostri popoli e per arrivare a
decidere del nostro destino, è necessario
continuare a lottare, manifestare, rivendicare i
nostri diritti. All’appuntamento del 2 dicembre
non si può mancare: quando i militanti della Lega
Nord scendono a Roma, ed è già successo una volta,
anche
la Storia
si inchina e cambia
direzione.
*Capogruppo Lega
Nord Regione Lombardia
Da
“
la Padania
”
[Data
pubblicazione: 24/11/2006]
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