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Primo Piano

l’eco della manifestazione
Dalla piazza un solo grido: Prodi vattene

Gli oltre 75mila padani che hanno sfilato a Milano sono stati chiari:

via "el lader de Roma"

 

Fabrizio Carcano

La voce del Nord anche questa volta si è fatta sentire. Eccome se si è fatta sentire.
Gli oltre 75mila padani scesi in piazza domenica a Milano per protestare contro "el lader de Roma", ovvero contro il Governo di Romano Prodi e contro la sua Finanziaria tutta tasse, hanno infatti espresso un solo desiderio, sintetizzato da un unico coro che a lungo ha echeggiato nelle vie del centro del capoluogo meneghino: "Prodi vattene a casa".
E al termine del corteo, trascinati dal solito Roberto Calderoli, migliaia di manifestanti hanno fatto la fila davanti al banchetto dove veniva affettata la gigantesca Mortadella di oltre mezzo quintale per averne una fetta, da gustare subito ridendoci sopra, oppure, come hanno fatto in tanti, per infilarla in una busta di cellophan per poterla conservare come ricordo di questa importante giornata.
Un gesto scherzoso, chiaramente, una goliardata, visto che nessuno pensa seriamente di fare a fette Prodi, ovviamente, ma che serve a simboleggiare quello che è e resta, anche dopo questa manifestazione, lo spirito che ha spinto decine di migliaia di persone a scendere in piazza in una gelida mattinata di metà dicembre, magari dopo essersi sobbarcate cinque o sei ore di viaggio in pullman, nell’ultima domenica prima di Natale, quando gli impegni certo non mancano: eppure, nonostante tutto questo, in piazza c’era la folla delle grandi occasioni, tutti in piazza a urlare ’al lader de Roma’ di andarsene a casa subito.
E appena quindici giorni prima, a Roma, in un’altra giornata fredda e vicina alle feste natalizie, c’erano sempre decine di migliaia di padani a sfilare orgogliosamente con le proprie bandiere per chiedere a Prodi e al peggior Governo della storia di andarsene a casa, esattamente lo stesso desiderio ripetuto domenica a Milano.
Un concetto ribadito al termine della manifestazione anche dal segretario federale Umberto Bossi, dal palco, quando ha invitato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ad ascoltare la voce del popolo e rimandare al Paese a elezioni non appena il Professore e il suo traballente esecutivo cadranno, magari per il venir meno dell’appoggio di una delle sue tante riottose componenti (Italia dei Valori? Comunisti Italiani? Rosa nel Pugno? Correntone o Sinistra Ds?) oppure, magari, per il venir meno dei voti di quei 5 senatori a vita che, prima o poi, potrebbero stancarsi di votare "militarmente" ogni fiducia.
Ma dalla manifestazione di Milano, oltre che una scontata e sonora bocciatura a Prodi e all’azione del suo Governo, è emerso qualcosa di ancora più significativo: si è visto che il Nord, trascinato dal popolo della Lega, ha finalmente trovato la voglia di farsi sentire, di scendere in piazza per protestare, per chiedere che gli venga riconosciuto quanto gli spetta, ovvero che i frutti del lavoro dei cittadini non servano a finanziare i carrozzoni di Roma, gli elefantiaci apparati pubblici, l’assistenzialismo delle regioni meridionali o, peggio ancora, tutti quegli immigrati che certo non hanno prodotto il benessere di questo Paese.
Ma non solo, la gente non è scesa in piazza solo per difendere l’economia del Nord, le sue imprese, le sue famiglie che non sanno più come arrivare a fine mese: a Milano il popolo del Nord ha manifestato anche per difendere la sua identità, il suo presente, il suo futuro, per dire no a chi sta aprendo le porte di casa ad un’immigrazione incontrollata che rischia di trasformarsi in invasione incontrollabile, per dire no a chi vorrebbe sostituire la famiglia tradizionale con quella omosessuale, per dire no a chi vorrebbe che il presepe e il Natale diventino un ricordo e che in tavola al posto della polenta o del panettone ci sia il cus cus.
E infatti Umberto Bossi, interpretando come sempre lo stato d’animo del popolo del Nord, ha spiegato chiaramente: «L'economia si può rimettere a posto mentre non si può rimettere a posto una società basata sulla droga libera e sulla famiglia omosessuale».
E per salvare l’identità del Nord, i suoi valori, le sue tradizioni, il suo passato e il suo futuro, ma anche il suo presente, la sua economia, le sue imprese, non c’è che una strada, quella indicata dal popolo padano domenica a Milano: via il Governo Prodi e tornare subito al voto.
E’ quello che chiede il popolo del Nord, pronto a ripeterlo, a gran voce, in massa, appena ci sarà da scendere nuovamente in piazza contro "el Lader de Roma" e il suo esecutivo.

 

[Data pubblicazione su "La Padania": 19/12/2006]

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