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LA LEGA DA NAPOLITANO CHIEDE ELEZIONI ANTICIPATE. UN PRODI BIS? GOVERNO GIA' MORTO IN PARTENZA

 

Per mettere la parola fine a questa crisi di governo non c'è altra strada se non quella del voto. La delegazione legista -composta da Roberto Castelli, Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Andrea Gibelli - salita oggi al Quirinale per le consultazioni del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano individua solo questa strada per risolvere la crisi apertasi con le dimissioni di Romano Prodi.

"La posizione del nostro movimento è molto chiara - afferma Roberto Castelli al termine dei colloqui con il capo dello Stato - crediamo che di fronte a questa crisi di governo Prodi, che in realtà è durata per tutto l'arco di questo primo scorcio di legislatura, in quanto in Senato non esiste una chiara maggioranza, non si possa far altro che prendere la strada maestra che c'è in democrazia: il ritorno di fronte al popolo. Riteniamo che si debba sciogliere immediatamente il Parlamento e tornare a votare, per dare la parola agli elettori che possano scegliere una maggioranza chiara". Per il presidente dei senatori leghisti, si tratta di "una posizione precisa e netta, senza altre disponibilità a soluzioni alternative che, a nostro parere, sarebbero anche impedite dalla stessa legge elettorale".

A tal proposito, Castelli ricorda che "la legge elettorale ha dato un premio di maggioranza a una precisa coalizione e a un preciso candidato premier che era appunto il presidente del Consiglio Prodi. Quindi, non potrebbe esservi altra alternativa perché si verrebbe a creare un vulnus alla compagine presente in questo momento in Parlamento, soprattutto alla Camera dove ci sono i deputati che sono stati eletti, appunto, in funzione proprio di quel premio di maggioranza assegnato alla coalizione elettorale dell'Unione che si è presentata al voto. La nostra è una posizione precisa; il presidente Napolitano ne ha preso atto e ovviamente si riserverà di decidere".

 Nel frattempo l'Unione cerca di rimettere insieme i cocci del governo facendo firmare a tutti i partiti della coalziione un impegno al rispetto di 12 punti programmatici che dovrebbero diventare la stella polare di un eventuale Prodi bis. Fra questi c'è anche il via libera all'alta velocità Torino-Lione. Ma già pochi minuti dopo la sottoscrizione di questo impegno vincolante per tutti, sembrano riemergere in tutta la loro evidenza i contrasti di sempre. "Tav sì o Tav no? Se il buongiorno si vede dal mattino allora per il governo Prodi è già notte fonda". Questa l'ironica constatazione del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli. La maggioranza dovrebbe compattarsi su 12 punti inderogabili, uno dei quali riguardante la Tav, ma subito il presidente della Comunità Montana della Val di Susa dichiara di aver ricevuto questa mattina una telefonata del ministro dell'Ambiente, Pecoraro Scanio, che gli avrebbe garantito che il maxi tunnel non si fara", fa sapere l'esponente del Carroccio. "A questo punto - sostiene Calderoli - o Pecoraro Scanio smentisce immediatamente oppure il Governo Prodi muore ancora prima di rinascere".



 
 

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