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02-10-2011

L'IPOCRISIA DI NAPOLITANO

da "il Giornale" del 02-10-2011

La secessione è un sogno e non si arrestano i sognatori, caro presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Che poi i sogni siano realizzabili o meno, questo è un altro discorso di cui il capo dello Stato non si dovrebbe occupare. Si occupi piuttosto della sua sudicia Napoli che, al contrario del resto d'Italia, non riesce a smaltire i propri rifiuti dovuti ad eccesso di consumi pagati da chi? In buona parte dai padani che lavorano sodo e che, in cambio, ricevono sputi e sfottò. Caro Napolitano, se i nostri problemi fossero tutti qui, nei vagheggiamenti di Umberto Bossi, nei suoi progetti onirici di indipendenza, saremmo un Paese fortunato. Invece siamo un Paese sfigato perché la metà di esso produce più del resto d' Europa e l'altra metà tira a campare alle sue spalle. I nordisti brontolano, protestano, si sono dati la Lega per illudersi, un giorno, chissà, di potersi organizzare in Repubblica autonoma che consenta loro di sgravarsi dal fardello meridionale. Ma si sono appunto limitati al mugugno, che è sempre stato un diritto dei popoli anche sotto le monarchie assolute d'altri tempi, e non hanno mai fatto del male a nessuno. Si sono sempre com­portati civilmente, sopportando con pazienza perfino gli insulti di Roberto Saviano, quello di Gomorra , che ha dipinto la Lombardia quale terra di mafia e 'ndrangheta, come se i picciotti non fossero importati dal Sud, ma allevati in Valtellina e in Valbrembana. Lei, caro presidente, dovrebbe avere la delicatezza di non nominare invano la secessione e sapere che non sono i leghisti a minacciare la sopravvivenza dello Stato, ma i lazzaroni che sfruttano il Settentrio­ne e gli sputano addosso. Arrestare Bossi? Ma non ci faccia ridere. Lo ha guardato in faccia quest'uomo che, nonostante gli acciacchi e le malattie e pure l'età, è ancora lì a tenere insieme un popolo incazzato nero, impedendogli di abbandonarsi alla disperazione? Le sembra un tipo che si arma e parte alla conquista della Padania? Cerchiamo di essere seri: per commettere un reato bisogna disporre dei mezzi idonei a commetterlo. E a lei pare che la Lega abbia una forza anche solo poten­ziale per minare l'Unità d'Italia? Le pare che sia in grado di fare una rivoluzione? O anche solo di vincere un referendum, che si ignora attraverso quali procedure potrebbe svolgersi e dove svolgersi? Non le viene il sospetto che il suo intervento inopportuno, in cui ha ram­mentato l'arresto di Aprile (il separatista siciliano attivo oltre cinquant'anni orsono), serva soltanto a esacerbare gli animi anziché favorire la concordia nazionale? La colpa di Bossi è quella di ostinarsi a ostacolare la riforma dell' età pensionabile e non quella di parlare in modo suggestivo alla sua gente della Padania che, peraltro, non è vero sia un luogo della fantasia leghista, ma è un'espressione geografica autentica, come ha precisato ieri sul Giornale il professor Stefano Bruno Galli. Non capisco perché si continui a questionare sul punto. La Padania c'è. D'altronde se c'è la Valpadana, dove si addensa la nebbia segnalata dai bollettini meteorologici, se c'è il Grana padano, se c'è il Gazzettino Padano , ci saranno anche i padani, perdio. E allora la si smetta di prenderli in giro e, sem­mai, vengano ringraziati perché sono la spina dorsale di un Paese che da Ro­ma in giù ne è privo. Perdoni l'ardire, presidente. Ma invece di intossicarci l'anima con questa storia della secessione, rifletta piuttosto sul comunismo di cui lei è stato per decenni un baluardo. Quello sì era un pericolo non solo per la democrazia rappresentativa (la dittatura del proletariato mica l'ho inventata io) ma anche per il sistema delle alleanze occidentali di cui l'Italia era una colonna, mentre il suo Pci faceva l'occhiolino all'Unione Sovietica, nostra nemica nella Guerra Fredda. Lei per questa sua scelta di allora, sbagliata e secondo me illegittima, fu forse intimidito dal Quirinale? Macché! La dittatura del proletariato le ha addirittura spianato la strada per andarci, al Quirinale. Le conviene sorvolare sui sogni di Bossi. Buon riposo.

 

Vittorio Feltri

 

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